Questa tipologia di impianto identifica le utenze elettriche già servite dalla rete nazionale in tensione alternata (AC), che immettono in rete la produzione elettrica risultante dal loro impianto fotovoltaico, opportunamente convertita in corrente alternata e sincronizzata a quella della rete.
Elenchiamo di seguito i principali componenti di un impianto fotovoltaico connesso alla rete :
Campo fotovoltaico
il corpo che cattura energia con l’ausilio di moduli fotovoltaici collocati opportunamente verso il sole.
Il campo fotovoltaico in genere impiegato per gli impianti ad isola è ottimizzato per una specifica tensione di sistema, decisa solitamente in fase di progettazione del sistema stesso. Le tensioni più utilizzate sono 12 o 24 V.
Spetterà poi all’Inverter convertire la corrente da continua (DC, 12 o 24 V) ad alternata (AC, 110 o 220 V).
Inverter
converte la tensione continua (DC) in uscita dal pannello fotovoltaico (in genere 12 o 24 V) in una tensione alternata (AC) più alta (in genere 110 o 220 V) e la “inietta” in rete assieme all’energia fornita dall’ente erogatore.
Quadri di controllo e protezione
sono posizionati, in base alle normative vigenti, tra l'inverter e la rete che questo alimenta.
Cavi di connessione
devono presentare un'adeguata resistenza ai raggi UV ed alle temperature.
Questo tipo di impianti, grazie alle incentivazioni stabilite dai paesi ratificanti il Protocollo di Kyoto, e concretizzatesi in Italia con il cosiddetto
Conto Energia, hanno avuto un aumento esponenziale di applicazioni.
I vari gestori di rete sono chiamati dalla vigente normativa italiana a fornire il servizio di "Scambio di energia alla pari" (Net-Metering) a titolo gratuito, fatte salve le spese di gestione, che si concretizzano in genere nel canone annuo di locazione di un contatore piombabile, dedicato esclusivamente alla misurazione dell'energia elettrica prodotta, e connesso a quello di consumo per permettere di autoconsumare sul posto, iniettare in rete o prelevare dalla rete l'energia in modo trasparente.